Tanti Affetti

Lirica e dintorni, il blog di Giovanni Vitali

Chi è e cosa fa
quando non scrive sul blog

Utente: GioVit

Giovanni Vitali è nato e vive a Firenze. Giornalista pubblicista dal 1987, studioso della storia del melodramma e della vocalità, ha pubblicato monografie su Alfredo Kraus e Mario Filippeschi. I suoi ultimi libri sono "Tanti Affetti", pubblicato da LoGisma Editore, dedicato alla lirica a Firenze tra il '700 e il '900, e una storia del Teatro Pagliano-Verdi di Firenze, edita da Giunti, scritta insieme a Luca Scarlini. Collabora con RAI Radio3 e Rete Toscana Classica, scrive sulla rivista MUSICA. Dal 1999 lavora al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dove attualmente è responsabile della comunicazione istituzionale. È docente al Corso di Laurea Pro.Ge.A.S. di Prato e all'Accademia Maggio Fiorentino Formazione. Il 21 ottobre 2005 apre questo blog, al quale affida pensieri e perfidie come a un diario personale.




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domenica, 26 aprile 2009

E ANCHE ARRIGO È ANDATO

Inattesa, inaspettata, mi arriva la notizia che Arrigo Quattrocchi se n'è andato.
Critico e musicologo preparatissimo, persona colta e gentile, uomo coraggioso nell'affrontare con levità una malattia terribile, invalidante e crudele.
La morte ci priva sempre dei migliori.
Due giorni fa avevo avuto una sua mail, nella quale mi annunciava che non sarebbe potuto venire alla prima del Maggio. Con la riservatezza di sempre, mi parlava di un'indisposizione che lo costringeva a rimanere a Roma.
A tanti ascoltatori di Radio3, me compreso, mancheranno i suoi esercizi di memoria, la trasmissione che conduceva nottetempo nel week end.
Ciao, Arrigo. L'esercizio di memoria adesso sarà ricordare la tua serenità mentre sul  "disco volante" arrivavi in teatro.
postato da: GioVit alle ore 21:55 | link | commenti (1)
categorie: critica
venerdì, 26 settembre 2008

LA VOCE DI GIOVANNA

Stasera mi è presa così. Malinconica.
Secondo me questa interpretazione di Giovanna Marini sta al pari della "Casta Diva" della Callas.


 
postato da: GioVit alle ore 20:41 | link | commenti (1)
categorie: cantanti, critica
lunedì, 26 maggio 2008

KARAJAN-LEBRECHT

L'articolo "The clapped-out legacy of Karajan that impoverished classical music" di Normam Lebrecht apparso su The Independent il 6 aprile scorso e ripreso su Liberal del 24 maggio non può che essere definito indecente.
E non tanto perchè ripropone argomenti abusati e ormai sepolti sotto quintali di polvere sul Karajan nazista e manager-dittatore, quanto perchè nega completamente qualsiasi valore alla sua attività artistica.
A parte una macroscopica forzatura - per carità: capitano a tutti - che però la dice lunga su quanto Lebrecht conosca il repertorio e la discografia di Karajan ("Sia che dirigesse Bach o Bruckner, Rigoletto o la Rapsodia spagnola...: Rigoletto lo diresse una sola volta, a Ulm nel 1929, e quindi non mi sembra un titolo significativo da citare), l'articolo contiene delle affermazioni che mi lasciano senza parole.
"Christoph von Dohnanyi lo ha addirittura accusato di aver distrutto la tradizione concertistica e direttoriale tedesca imponendo all'arte, in modo così abissale, i suoi ristretti gusti". Francamente non mi sembra che Dohnanyi abbia contribuito a rialzarne le sorti.
"Nikolaus Harnoncourt, che suonava il violoncello nell'orchestra di Vienna diretta da Karajan, su sbattuto fuori da Salisburgo e Berlino non appena iniziò a dirigere gruppi strumentali di quel periodo con modalità che contraddicevano l'ortodossia di Karajan". Si è rifatto più che ampiamente in seguito: basta dare una scorsa ai cartelloni del Festival di Salisburgo dopo il 1989.
La chiusa è la sintesi perfetta di tutto il pezzo.
"Una volta passato il centenario della sua nascita, tireremo giù, una volta per tutte, il sipario su una vita disdicevole che non ha apportato alcun contributo innovativo d'idee e non ha sostenuto alcun valore umano degno di questo nome. Karajan è morto. La musica sta molto meglio senza di lui".
Norman Lebrecht invece è vivo e vegeto. Gli auguro di campare cent'anni e oltre, in maniera da ascoltare tante opere e concerti diretti da Dohnanyi e Harnoncourt.
Detto questo: tutti noi, e non solo la musica, staremmo molto meglio senza i suoi articoli.
postato da: GioVit alle ore 11:30 | link | commenti (2)
categorie: critica, direttori
venerdì, 07 settembre 2007

DELLA CRUDELE ISOTTA

Ho appena letto l'articolo di Paolo Isotta su Luciano Pavarotti, apparso oggi sul Corriere della Sera.
E chiedo al direttore Paolo Mieli: perchè?
Aggiungere altro mi sembra superfluo.
I contenuti dell'articolo qualificano il suo autore e la sua competenza.
postato da: GioVit alle ore 20:25 | link | commenti (13)
categorie: critica
giovedì, 02 marzo 2006

BARICCAOS

Il caos suscitato dall'articolo di Alessandro Baricco su "Repubblica" è testimoniato qui.
E anche qui.
Ora basta perchè questa storia mi ha già divertito abbastanza.
postato da: GioVit alle ore 07:48 | link | commenti (1)
categorie: critica
mercoledì, 01 marzo 2006

BARICCO E LA CRITICA

Stamani ho postato questo su Lipperatura.

Lippa,
hai letto l'articolo di Alessandro Baricco su "Repubblica"?
Quello in cui rivendica il diritto a una vera stroncatura?
Poverino... Mi ha fatto pena...
Ha ragione, che diamine!
Un autore del suo calibro dovrà ricevere qualche bella critica negativa ogni tanto, no?
Qualcuno dovrà pur considerarlo, dire cosa pensa dei suoi libri, delle sue trasmissioni.
Per esempio quanto è insopportabile, stucchevole, manierato quando si presenta in tv in maniche di camicia e parla di Mozart, del Don Giovanni, o del Flauto magico rendendolo banale, domestico, quotidiano, tanto che uno, tapino, davanti allo schermo pensa: "Se le cose stanno così, avrei potuto scriverlo anch'io il Don Giovanni, o il Flauto magico".
Ecco.
Spero di aver reso meno infelice Baricco, oggi.
La mia buona azione quotidiana l'ho fatta.
postato da: GioVit alle ore 18:42 | link | commenti
categorie: critica
sabato, 25 febbraio 2006

ETICA DELLA CRITICA

Le Associazioni Nazionali dei Critici Musicali e di Teatro lanciano grida d’allarme per la progressiva scomparsa dell’esercizio della critica sui quotidiani italiani.
Hanno ragione.
Ormai le recensioni sono sempre più rare.
Vengono pubblicate quando proprio non se ne può fare a meno.
Il fenomeno non mi meraviglia, considerata la decadenza qualitativa dei quotidiani e della professione del giornalista.
Nel caso specifico dovrei dire del caporedattore spettacoli.
Oggi, tranne casi sporadici e rispettabili, nessuno di costoro ha competenze in materia. Spesso vengono dallo sport, o dalla cronaca, dove magari facevano benissimo. Agli spettacoli, invece, non distinguono un tenore da una ballerina.
Basta avere un bel comunicato stampa di presentazione, copia-incolla e via.
Dall’altra parte sarebbe opportuno che i critici - musicali e teatrali - facessero una bella autocritica.
E, soprattutto, riaffermassero quei principi di “eticità” nell’esercizio della professione, oggi perduti.
L’amico Paolo Albani, sull’ultimo numero di MUSICA, dissentendo da una mia opinione sulla Traviata del Festival di Salisburgo 2005, ha sostenuto che il sottoscritto conosce l’arte della stroncatura e ha anche il coraggio di praticarla.
Non so se sia esattamente così.
So che non ho mai espresso un’opinione, positiva o negativa che fosse, facendola condizionare da altre mie attività.
In questo ho avuto il coraggio che Albani mi riconosce.
postato da: GioVit alle ore 18:46 | link | commenti (3)
categorie: critica

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