Mai come in questi giorni di Ferragosto ho avuto la sensazione di una Pesaro in profonda decadenza, nella vana rincorsa alle mete del turismo balneare di massa come le vicine Rimini o Riccione.
Basta passeggiare sul lungomare dopocena per provare nostalgia per qualche anno fa.
Quando, ad esempio, ci si accorgeva ogni sera che c’era il ROF.
Adesso, con lo sciagurato spostamento degli allestimenti all’Adriatic Arena, il Festival è completamente assente dalla città, se non nei pomeriggi e nelle serate in cui ci sono spettacoli al Rossini.
Quel mescolarsi del pubblico in abito da sera che si reca a teatro con i vacanzieri che rientrano dalle spiagge sempre citato dal Sovrintendente Gianfranco Mariotti come una delle caratteristiche simpatiche del ROF è più un ricordo che una realtà.
Come lo sono le cene dopoteatro dove si tirava tardi a commentare quanto appena visto e ascoltato.
Oggi, una volta sbarcati dalle navette, ad accoglierti ci sono ristoranti semivuoti, la cui unica preoccupazione è di sfamarti velocemente per chiudere prima possibile.
E l'atmosfera del Festival dov'è?
Perduta.
Rimangono solo le parole degli assessori che, in conferenza stampa, avevano promesso una città coinvolta dal Festival.
Appunto: parole e promesse.