
Siamo spietati.
La nostra sete di conoscenza è spietata.
Mercoledì scorso, alla Certosa di Bologna, hanno riesumato Carlo Broschi.
Proprio lui, il mitico Farinelli.
Non è che abbia dato molta soddisfazione ai ricercatori necrofori: della sua salma sono rimaste soltanto le ossa delle gambe, un paio di denti, la mandibola e frammenti del cranio.
Sufficienti, comunque, a dirci tutto dell’evirato che incantò l’Europa, la circonferenza toracica, l’ampiezza della bocca e così via.
Scrive oggi Giorgio De Rienzo sul
Corriere della Sera: “La scienza è talvolta lugubre nei suoi folli progetti. Cosa ce ne faremo di misure precise anche al millimetro? Forse è misurabile la tenacia e la passione di un cantore che per l’arte diede anima e (in parte) il corpo? C’è qualcosa di malato, di esoso in questa avidità delle scienza di voler entrare a forza in un mistero”.
Sono d’accordo. Sarebbe stato meglio lasciare in pace quei miseri resti là dov’erano e continuare a immaginare, senza sapere.
Beffa del destino. Sapete come si chiama la coordinatrice del progetto?
Maria Giovanna Bel
castro.