Tanti Affetti

Lirica e dintorni, il blog di Giovanni Vitali

Chi è e cosa fa
quando non scrive sul blog

Utente: GioVit

Giovanni Vitali è nato e vive a Firenze. Giornalista pubblicista dal 1987, studioso della storia del melodramma e della vocalità, ha pubblicato monografie su Alfredo Kraus e Mario Filippeschi. I suoi ultimi libri sono "Tanti Affetti", pubblicato da LoGisma Editore, dedicato alla lirica a Firenze tra il '700 e il '900, e una storia del Teatro Pagliano-Verdi di Firenze, edita da Giunti, scritta insieme a Luca Scarlini. Collabora con RAI Radio3 e Rete Toscana Classica, scrive sulla rivista MUSICA. Dal 1999 lavora al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dove attualmente è responsabile della comunicazione istituzionale. È docente al Corso di Laurea Pro.Ge.A.S. di Prato e all'Accademia Maggio Fiorentino Formazione. Il 21 ottobre 2005 apre questo blog, al quale affida pensieri e perfidie come a un diario personale.




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domenica, 29 aprile 2007

SONTUOSO SONETTO

Il programma di sala di Orfeo ed Euridice contiene un mio saggio sulla vita di Giusto Ferdinando Tenducci, detto il Senesino, grande castrato interprete del ruolo di Orfeo.
Penso si tratti del lavoro più completo al momento esistente su questo cantante, molto famoso alla sua epoca, particolarmente in Inghilterra, dove visse a lungo.
Non è un autospot.
Volevo semplicemente dire che comprendo benissimo il comportamento dei contemporanei di Tenducci.
Se avessi il dono della poesia, anch'io dedicherei un sontuoso sonetto a Daniela Barcellona per come intona con voce soavissima "Che puro ciel".
postato da: GioVit alle ore 12:35 | link | commenti (2)
categorie: canto
mercoledì, 15 marzo 2006

SNOW WHITE, ovvero BIANCANEVE

Stamani i nostri giovani dell'Accademia iniziano l'avventura di Snow White, Biancaneve, l'opera dell'italo-americano Luigi Zaninelli tratta dalla fiaba dei fratelli Grimm.
Sono in programma anche due recite serali, domenica 19 e martedì 21 marzo.
Una buona occasione per conoscere la realtà della musica didattica americana, totalmente sconosciuta in Italia.
postato da: GioVit alle ore 07:18 | link | commenti (10)
categorie: opere, cantanti, canto, accademia, teatri, compositori
martedì, 14 febbraio 2006

IN STILE SWINGLE

La musica, nella sua infinità varietà, ci riserva sempre gradite sorprese.
Dopo la vocalità negata e affidata agli strumenti delle Sette ultime parole di Haydn, ieri sera il trionfo della vocalità in tutte le sue possibili sfumature con gli strepitosi Swingle Singers, al Teatro della Pergola per gli Amici della Musica.
Già, proprio loro, quelli della sigla di Quark, impegnati in un elettrizzante “A cappella Amadeus”, nell’anno bicentenario mozartiano.
Sulla cresta dell’onda da quarant’anni, hanno cantato gli evergreen classici di sempre e pezzi jazz nuovi.
Serata piacevolissima.
postato da: GioVit alle ore 07:31 | link | commenti
categorie: canto
lunedì, 06 febbraio 2006

MERAVIGLIOSO HÄNDEL

05960601_b003Esistono cd da riascoltare per tornare a stupirsi della bellezza della musica.
Mi fa questo effetto il recital prezioso di Renée Fleming dedicato a Händel, con l’Orchestra of the Age of Enlightenment diretta da Harry Bicket.
Meraviglioso.
postato da: GioVit alle ore 17:15 | link | commenti
categorie: cantanti, canto, compositori, compact disc
martedì, 22 novembre 2005

DI QUELLA PIRA, L'ORRENDO DO

Do o non Do, questo è il problema. Il dubbio amletico nei riguardi dell’acuto più famoso della storia dell’opera, ci assilla da quella sera dell’ottobre 1853 quando il tenore fiorentino Carlo Baucardé, interpretando il ruolo di Manrico nel Trovatore al Teatro della Pergola, giunto al finale del terzo atto, coronò la cabaletta “Di quella pira” con i famigerati Do di petto. Presentandosi alla ribalta per riscuotere gli applausi del pubblico in delirio, Baucardé non immaginava certo di essere appena entrato nella leggenda e di condizionare, con il suo gesto vocale, il destino di un’opera. Da quel momento intere generazioni di tenori, cantando il Trovatore, hanno dovuto fare i conti con i benedetti - o maledetti, a seconda dei casi - Do della “Pira”.
postato da: GioVit alle ore 07:45 | link | commenti (4)
categorie: opere, cantanti, canto
lunedì, 14 novembre 2005

UR-MACBETH / 2

Il primo atto dell’Ur-Macbeth fiorentino del ’47 non presenta differenze significative con la revisione parigina del ’65. Solo l’Andantino ed il Presto del duetto tra Macbeth e Lady, a partire dalle parole di Lady “Sei vano, o Macbetto”, vengono sviluppati in maniera più convenzionale, seguendo gli schemi dell’epoca (il brano termina in tonalità maggiore, anziché in minore come accadrà a Parigi).
Il secondo atto profila una vocalità di Lady più indirizzata verso il canto d’agilità con un’aria - che Verdi definiva cabaletta - “Trionfai! securi alfine” di stampo belcantistico, ricca di colorature, così come il successivo Brindisi. Non dimentichiamo che il ruolo venne concepito per Marianna Barbieri Nini, soprano dalla voce estesa, potente, “della forza di 1200 cavalli” come si legge su un quotidiano dell’epoca, che aveva proprio nelle agilità il suo cavallo di battaglia. Il brano venne scritto a Firenze, all’ultimo momento; ce lo rivela lo stesso Verdi in una lettera alla Barbieri Nini del 31 gennaio 1847: “Ora a completare la sua parte non manca che una sola cabaletta, la quale gliela farò a Firenze onde le sia perfettamente nelle sue corde e di sicuro effetto”.
postato da: GioVit alle ore 15:02 | link | commenti
categorie: opere, cantanti, canto, teatri, compositori, compact disc
martedì, 08 novembre 2005

IL MIRACOLO DI ARMIDA

Volendo rendere un personale omaggio a Maria Callas ho riascoltato la straordinaria Armida del Maggio rossiniano 1952.
La registrazione, purtroppo, ha un suono molto precario. La fonte è sempre la stessa: un appassionato che captò con mezzi dell’epoca la trasmissione radiofonica.
Comunque un’idea della portata storica di quella serata la si ha ugualmente. Confrontato con quello degli altri interpreti, tutti peraltro valorosi e apprezzabili, il canto della Callas sembra provenire da un altro pianeta.
Fedele D’Amico rimase sconvolto e scrisse alcune fra le più belle osservazioni che si possano leggere sull’arte della cantante greca: “Se c’era bisogno di miracoli, un miracolo almeno ci fu, e fu la Callas. Incurante del rischio di qualche intonazione non esattissima o di qualche asprezza di timbro, la Callas scagliò su e giù per tutta la sera le sue volatine, ora furibonde, ora tenere, senza lasciare inerte una sola nota; e senza scordarsi di mettere insieme (col suo fisico, e il costume, e la recitazione, e il trucco) una indimenticabile apparizione di bellezza torpida e ribelle, violenta e ambigua. Con tanti doverosi complimenti a tutti, al talento strepitoso di quest’artista dobbiamo quel tanto di autentico e di immediato che ci fu in questo tentativo di rievocare ciò che dovettero essere, ai loro tempi, l’Armida di Rossini e il glorioso crepuscolo del belcanto italiano”.
D’Amico coglie, con la consueta, magistrale sintesi, due caratteristiche storiche di Maria Callas: le capacità di vivificare ogni nota con un fraseggio drammatico straordinario e di restituire i personaggi non soltanto attraverso il canto ma nella loro completezza, grazie ad presenza scenica curata in ogni particolare.
Vi segnalo un bel cd, Maria Callas a Firenze, della Fono Enterprise. Contiene anche il rondò “D’amore al dolce impero” dall’Armida. Ascoltando l’uragano di applausi che ne accoglie la conclusione, ci rendiamo conto che il miracolo a cui accennava D’Amico si era compiuto.

postato da: GioVit alle ore 07:52 | link | commenti (3)
categorie: cantanti, canto, compact disc
venerdì, 04 novembre 2005

IL CASO NETREBKO

Giovane, bella, incredibilmente sexi.
La russa Anna Netrebko è il nuovo fenomeno della lirica mondiale.
Trentaquattro anni, in carriera da dieci, su di lei sono già state scritte due biografie.
A poche settimane dalla pubblicazione, il cd della terrificante “Traviata” del Festival di Salisburgo 2005 è in testa alla classifica pop tedesca: è la prima volta che accade con un’opera lirica.
Ma al di là delle copertine delle riviste glamour, il caso Netrebko è tale anche dal punto di vista artistico?
Qui il discorso si fa complesso.
La voce è potente ma non così estesa nell’acuto come si richiede ad un soprano lirico-leggero; il timbro nel registro medio-acuto è piacevole, nel grave invece si avverte un oscuramento eccessivo e non naturale. Cantare piano le dà qualche problema.
E l’interprete? Sinceramente non credo che lascerà un grande segno nella storia della vocalità.

postato da: GioVit alle ore 07:58 | link | commenti (4)
categorie: cantanti, canto, compact disc
venerdì, 28 ottobre 2005

LA METAMORFOSI DI VIOLETA

Molto interessante l’analisi di Bob della vocalità di Violeta Urmana.
Secondo me la cantante lituana, più che subire una fisiologica evoluzione del timbro, sta affermando la sua vera natura sopranile.
Un autentico mezzosoprano non lo è mai stata. Così come non lo era Waltraud Meier. Diverso il discorso per Shirley Verrett, che aveva le note gravi tipiche delle voci coloured.
La Urmana è apparsa più a suo agio nei ruoli verdiani cosiddetti “Falcon” (dalla francese Marie Cornélie Falcon), come Eboli, che in quelli autenticamente mezzosopranili, come Azucena.
In questa nuova veste credo che avrà e darà grandi soddisfazioni. La sua Tosca d’esordio era certamente interessante. Aspetto con curiosità il debutto in Norma e - perchè no? - in Medea. La voce è marmorea, quindi perfettamente adatta al repertorio neoclassico.
postato da: GioVit alle ore 19:10 | link | commenti (1)
categorie: cantanti, canto

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