Non scrivo da molto qui, lo so. Devo ricominciare, devo assolutamente. La concorrenza di Facebook non può soffocare questo spazio, che è stato il mio primo diario interattivo. Tanti mesi. Nel mezzo sono successe molte cose. Le ultime: il viaggio in Spagna, nelle Asturie, a Oviedo e Avilés, per il convegno su Alfredo Kraus. Posti bellissimi, gente straordinaria, di grande ospitalità. Li ho tutti nel cuore: luoghi e persone. Sono stati giorni memorabili. E poi il ricordo di Don Alfredo, il ritrovare la sua arte inarrivabile, lo stile impeccabile qualsiasi cosa cantasse, la tecnica saldissima. Ho conosciuto sua figlia Rosa, fisicamente tale e quale a sua madre, Rosa anche lei, e sono stati momenti emozionanti. Mi sono commosso, abbracciandola. Ci sono stati anche episodi divertenti: quanto abbiamo riso in compagnia di Giancarlo Landini e di Giorgio Gualerzi, compagni di viaggio amabilissimi. “La squadra azzurra”, ci chiamavano. Contro “le furie rosse” spagnole ci siamo difesi bene.
Quindi, come ogni anno, il ritorno a Pesaro, a Rossini. Un Festival un po’ in tono minore, a causa dei soliti problemi finanziari. Cosa ricordare? Il bel cast della Zelmira guidato da un Roberto Abbado in stato di grazia, l’estrosa regia di Damiano Michieletto della Scala di seta, i recitals di Mariola Cantarero e della sorprendente Ewa Podlés (solo i cretini non cambiano idea: su di lei mi sono dovuto ricredere, grande voce, forse non grande artista, però, ce ne fossero...). Pesaro mi è sembrata sempre più in decadenza: colpa del turismo becero, casinaro, inciabattato, che è arrivato anche lì, con soddisfazione di albergatori e ristoratori. Meno contenti sono coloro che andavano nella “perla dell’Adriatico” alla ricerca di riposo e cultura. Addio al riposo, è rimasta la cultura, per quanto ancora è difficile dirlo. Comunque istituzioni, musei, biblioteche e librerie li ho trovati in buona forma, basti dire che le mie valigie si sono discretamente appesantite di libri acquistati in loco.
Ho visitato Fano e il bellissimo Teatro della Fortuna: un colpo di fulmine. Lo vorrei a Firenze, quel magnifico spazio di illusione teatrale. Non ho vinto al superenalotto, come speravo, e quindi, tranquillo Simone Brunetti che lo dirigi, non lo comprerò, non lo smonterò e non lo porterò a Firenze come avevo intenzione di fare. Dei ristoranti non parlo, altrimenti arrivano i soliti a dire che sono sempre a mangiare. Ho fatto strage di pesci e non me ne vergogno: se non si gustano sul mare, dove altrimenti? Degli amici, che ritrovo con piacere ogni anno e che lascio sempre con nostalgia, che dire? Sono splendidi, li adoro, tutti. Vorrei citarli, ma temo di scordarne qualcuno, che poi giustamente si offende. Li saluto. Lo sanno: non devono cadere in letargo nel lungo inverno pesarese. Che vengano a Firenze, dove siamo ben svegli. E dove il Vitali ha ripreso a scrivere sul blog.