La prima italiana di Pheadra di Hans Werner Henze al Goldoni offre lo spunto per tante riflessioni. Innanzitutto la straordinaria energia creativa che l'anziano compositore riesce ancora a sprigionare con la sua musica, nonostante l'età e le non buone condizioni di salute. Una forza delle idee che supera gli ostacoli dell'umana fragilità, di una scarsa teatralità del libretto, di un ormai annoso problema del canto nel teatro musicale contemporaneo.
L'entusiastica risposta del pubblico è la dimostrazione tangibile che l'ispirazione di Henze arriva all'ascoltatore in maniera diretta, immediata e forte. Di fronte al mito classico, che è la rappresentazione dei grandi temi dell'umanità, il musicista tedesco non si tira indietro. Lo affronta, ne subisce il fascino, lo traduce in suoni che sono emozioni, atmosfere, colori. La tecnica compositiva è perfetta nella conoscenza dei timbri strumentali, degli impasti sonori, del contrappunto.
È opera lirica, questa? Forse no, ma la domanda trova la stessa risposta da decenni.
Commoventi le ovazioni che il pubblico ha rivolto al termine di ogni recita al vecchio Maestro. Lui si è alzato con fatica e ha risposto con piccoli inchini. Consapevole di averci detto anche questa volta qualcosa di importante.