Le "prime" delle opere andrebbero fatte di domenica pomeriggio.
C'è un pubblico straordinario.
Intanto abbiamo persone che vengono da fuori e che si sobbarcano viaggi estenuanti in treno o in pulmann per raggiungere il teatro.
Ieri Marialuisa mi raccontava di aver incontrato in treno delle signore provenienti da Massa.
Non sapevano che l'opera innominabile era così lunga: fatti due conti, sarebbero rientrate come minimo verso le dieci di sera (col beneficio del dubbio, visto che appena tramontato il sole le Ferrovie dello Stato rinunciano al loro compito istituzionale di servizio pubblico e lasciano mezza Italia a piedi).
Poi sicuramente c'erano i cento amici della lirica perugini: due ore di pulmann per venire e due ore per tornare.
E tanti altri, mossi da una passione formidabile che fa superare distanze e disagi.
Una passione che si avverte nel calore degli applausi (e talvolta nella veemenza dei dissensi), superiore alle altre recite.
Applausi puntuali, intensi, prolungati.
Chi fa lo spettacolo, reagisce di conseguenza.
Tutti rendono sempre di più, dando il massimo.
Dopo la recita, code interminabili ai camerini e in portineria per strappare una foto, un autografo, spesso semplicemente per dire grazie del bel pomeriggio passato insieme.
Lo adoro, il pubblico delle domenicali.