Anche per quest’anno il rito del ROF si è consumato.
Cosa serbare nella memoria dell’edizione 2006, alla viglia della partenza da Pesaro?
Senz’altro la bella regia di Mario Martone per Torvaldo e Dorliska, opera in cui ha brillato l’astro di Michele Pertusi. Lo spassoso Taddeo di Bruno De Simone nella pur mortificata Italiana in Algeri con la regia di Dario Fo. Il bel recital di Marianna Pizzolato all’Auditorium Pedrotti. L’entusiasmante Ottone di Daniela Barcellona nell’Adelaide di Borgogna, ben diretta da Riccardo Frizza. Il toccante Stabat Mater offertoci da un Alberto Zedda in forma smagliante con le voci preziose e di classe di Darina Takova e Michele Pertusi.
Il rito del ROF si è consumato anche nell’articolo pubblicato oggi su Repubblica di Natalia Aspesi.
La quale non ripete l’exploit dello scorso anno, ma è ugualmente capace di regalarci perle strepitose in un bel minestrone in cui riferisce delle liti fra Festival e Fondazione, ovvero fra Zedda e Gossett, dell’esito degli spettacoli, delle trame balorde, dei topless e via discorrendo.
Ovviamente, ogni tanto, le scappa qualche profezia avventurosa: “esordio dell’atletico e angelico tenorino russo Maxim Mironov, 24 anni, destinato a esaltare platee giovanili come l’ormai celebre per bravura e bellezza peruviano Juan Diego Florez”.
Come spiegarglielo, alla regina della posta del cuore, che Mironov è sì atletico e angelico, ma anche mediocre tenorino, destinato a rimanere ad anni luce di distanza da Florez?
Il rito del ROF si è consumato.
“Da voi parto, amate sponde”.