In punta di piedi se n’è andato anche il mago delle luci, Guido Baroni.
Con la sua arte sapeva evocare atmosfere, ricreare ambienti, riprodurre eventi naturali.
Usava tecnologie moderne ma gli era rimasto il gusto del fare teatro in maniera artigianale, all'antica.
Inventava, costruiva, applicava.
Lo vedevi arrivare con strani oggetti, partoriti dalla sua fantasia.
Li montava e quasi sempre aveva ragione lui: funzionavano.
Quante battaglie abbiamo fatto insieme. Specialmente in Palazzo Pitti, nel Cortile dell’Ammannati, dove si scoppiava di caldo ma ci si divertiva da matti.
Guido, fra quelle pietre antiche, ci aveva passato la vita, Maggio dopo Maggio, spettacolo dopo spettacolo.
Con le sue luci, nelle notti di mezz’estate, non si stancava di rendere quelle architetture più misteriose e seducenti.
Nei momenti di pausa lo prendevamo in giro: “Son famosi in tutto il mondo, i bui del Baroni”.
Bofonchiava qualche colorito accidenti, masticando l’immancabile sigaro toscano.
Si capiva, però, che era contento di quell’ironia affettuosa.
Eri un grande, Guido: nel lavoro e nella vita.
Quest’ultimo buio, calato improvviso e troppo veloce, non riuscirai a sconfiggerlo con le tue fantastiche luci.
Ciao, mago.