Le Associazioni Nazionali dei Critici Musicali e di Teatro lanciano grida d’allarme per la progressiva scomparsa dell’esercizio della critica sui quotidiani italiani.
Hanno ragione.
Ormai le recensioni sono sempre più rare.
Vengono pubblicate quando proprio non se ne può fare a meno.
Il fenomeno non mi meraviglia, considerata la decadenza qualitativa dei quotidiani e della professione del giornalista.
Nel caso specifico dovrei dire del caporedattore spettacoli.
Oggi, tranne casi sporadici e rispettabili, nessuno di costoro ha competenze in materia. Spesso vengono dallo sport, o dalla cronaca, dove magari facevano benissimo. Agli spettacoli, invece, non distinguono un tenore da una ballerina.
Basta avere un bel comunicato stampa di presentazione, copia-incolla e via.
Dall’altra parte sarebbe opportuno che i critici - musicali e teatrali - facessero una bella autocritica.
E, soprattutto, riaffermassero quei principi di “eticità” nell’esercizio della professione, oggi perduti.
L’amico Paolo Albani, sull’ultimo numero di MUSICA, dissentendo da una mia opinione sulla Traviata del Festival di Salisburgo 2005, ha sostenuto che il sottoscritto conosce l’arte della stroncatura e ha anche il coraggio di praticarla.
Non so se sia esattamente così.
So che non ho mai espresso un’opinione, positiva o negativa che fosse, facendola condizionare da altre mie attività.
In questo ho avuto il coraggio che Albani mi riconosce.